#PFW // GEOFFREY B SMALL SHOW

” I AM NOT SUSTAINABLE! “

C’è un’atmosfera di attesa alle porte della sfilata di Geoffrey B Small, quella trepidante di un pubblico che sa che sta per vedere cose straordinarie. Un mood lontano dal baccano dell’establishment, con pochi e selezionatissimi ospiti: si guardano, sorridono, entrano in silenzio. Il silenzio che pervade la sala quando si abbassano le luci. Ecco la prima modella, e una voce, forte, sicura, incalzante, scandisce bene le parole: “I am not sustainable”. Questo il titolo della sfilata, che forse lascerebbe di stucco qualcuno che non conoscesse bene il brand e la sua filosofia. Sì, perché i capi di Geoffrey B Small non sono “sostenibili”, almeno, non nel modo superficiale che certe aziende usano per nascondere strumenti di marketing e processi di produzione poco chiari. Intanto, altre modelle arrivano in passerella, la frase si ripete, in altre lingue, con altre voci che si sovrappongono e creano un coro.

La palette cromatica si riempie di nero e grigio, ma troviamo anche qualche accenno di bianco e beige, viola, o le coloratissime stampe, fiorate o sovrapposte, fatte di una seta che ha una consistenza talmente incredibile, che le mani non riescono a smettere di sfiorarla. Giacche e cappotti sono i grandi protagonisti, con dettagli raffinatissimi di bottoni di madreperla o di corno intagliati da eccellenti maestri artigiani o le fodere speciali. L’apoteosi dell’handmade e del Made in Italy, dove ogni punto ha una sua storia, come quella che corre su gli antichi telai della Tessitura La Colombina, le stoffe di Luigi Parisotto, o l’heritage dei Fratelli Piacenza. Uno stile unico, ricercatissimo, mai banale, la vera avanguardia, nella ricerca e nella filosofia.

Due capi, in un insieme che è già comunque meraviglioso, spiccano tra tutti. Un cappotto a righe nero e grigio, con uno speciale tessuto realizzato da La Colombina, il primo al mondo di lana Merino 1000 grammi per metro, intrecciato e imbottito a mano in forma tubolare. Per ultimo, il cappotto che chiude lo show, un tesoro di delicatissima lana di vigogna, proveniente dal Peru, elaborata dai Fratelli Piacenza.

Una collezione che è “non sustainable”, proprio perché è molto di più, dal momento che Geoffrey Small ha cominciato a proporre capi etici, umani e di qualità eccellente ancora prima che questa parola così abusata fosse studiata per essere di moda. Oltre il sostenibile, l’avanguardia.

Words by Giulia Massarenti

Photos by Giulia Mantovani


 

There is an atmosphere of anticipation outside the show of Geoffrey B. Small, that kind of excited trepidation of an audience who knows that they are about to see extraordinary things. A mood which is very far from the noise of the fashion establishment, with few guests, all super-selected: they look at each other, they smile and they enter, silently. That silence is the same which pervades the room when the light goes down. Then the first model comes out, and a voice, strong, confident, urgent, sharply articulates the words: “I am not sustainable”. This is the title of the runway show, that could maybe shock someone that is not familiar with the brand and its philosophy.  Because Geoffrey B Small’s clothes are not “sustainable”, at least not in the superficial way that certain brands are now using to hide marketing tools and unclear production processes.  In the meantime, other models arrive on the catwalk, and the phrase repeats itself, in other languages, with other voices that overlap and create a chorus.

The chromatic palette is filled with black and gray, but we can also find some hints of white and beige, violet or the colourful prints, floral or mixed, made from a silk with an incredible texture that the hands cannot stop lightly touching. Jackets and coats are the great protagonists, with extremely refined mother-of-pearl or horn buttons, engraved by excellent master artisans or special linings.  The apotheosis of “Hand Made” and of “Made in Italy,” where every stitch has its own story, like the one of the ancient looms of Tessitura La Colombina, the fabrics of Luigi Parisotto or the heritage of Fratelli Piacenza. A unique style, extremely refined, never banal, the real avant-guard… in research and in philosophy.

Two pieces stand out, however in an entire collection that is already marvelous. A coat with black and grey stripes, made with a special fabric from Tessitura La Colombina, the first in the world with 1000 gram per meter handwoven, yarn-filled, padded tubular double-weave Merino wool. And the last one, the coat which closes the show, a treasure in a super delicate fabric made of pure Vicuña from Peru, created exclusively by Fratelli Piacenza.

A collection that is “not sustainable”,  precisely because it is so much more, since Geoffrey B Small started to propose and create ethical, human and excellent quality pieces long before this word, so abused now,  was designed to be so in fashion and trendy.  Beyond sustainable, avant-garde.