La prima l’ho aperta senza nemmeno pensarci: una porta vecchia, tutta rovinata agli angoli. Sembrava sul punto di sgretolarsi da un momento all’altro. L’ho spinta lentamente e sono entrato. La stanza era luminosa, le pareti verdi e azzurre, il soffitto altissimo a vetri. Era bella come un giardino, ma non mi convinceva del tutto. Sono uscito veloce, lasciando la porta aperta alle mie spalle.

Sono andato avanti lungo il corridoio e ho aperto la seconda, anche questa senza fretta. Ho girato intorno alla stanza: tra quelle pareti color fuoco, pareva di essere nel cratere di un vulcano. Bella; ma di nuovo non mi convinceva. Troppa energia, il rosso e l’arancio non mi sono mai piaciuti.

E così è stato per la terza, la quarta, la quinta, la decima; andavo avanti una per volta, trovando sempre un dettaglio sbagliato che mi faceva abbandonare la stanza.

Eccomi di fronte alla trentaduesima. Ormai le porte le sfondo con forza, per paura che non si aprano. Spero sia la volta buona, ma come sempre è peggio delle precedenti: quattro pareti strette, uno spazio vuoto e senza luce.

Potrei tornare indietro alla prima stanza, a quel giardino meraviglioso, ma se la trentatreesima fosse quella giusta?

Cammino oltre, e per chissà quante altre porte. 


I opened the first one without even thinking: an old door, ruined at the edges. It seemed about to crumble at any moment. I pushed it slowly and came in. The room was bright, green and blue walls, a high glass ceiling. It was as beautiful as a garden, but I wasn’t completely convinced. I came out of it quickly, leaving the door open behind me.

I walked along the corridor and softly opened the second one. I wandered around the room: among these flame-colored walls, I felt like I was in a crater. Beautiful; but still, it didn’t entirely convince me. Too much energy; I never really liked red and orange.

And it happened the same with the third, the fourth, the fifth, the tenth door; I kept going on, always finding something wrong that made me leave the room.

I am now in front of the thirty-second one. I almost break down the last doors because I fear they won’t open. I hope this is the right one, but it’s actually worse than the previous ones, as always: a narrow space, empty and dark.

I know I could go back to the first door, to that marvelous garden, but what if the thirty-third is the right one?

I keep walking, and who knows for how many doors.

Story written by Giulia Viganò

Posted by:Giulia